Consulenza e formazione: quello che faccio

Dopo diversi anni di lavoro e di sperimentazione, nell’ambito della consulenza e della formazione, ho sviluppato un metodo didattico per intervenire sull’ecosistema della comunicazione nei gruppi e nelle organizzazioni (denominato S.P.E.S., per informazioni su questo si può visitare il sito di SAIL) che si fonda sul pensiero di V. Frankl unito alle intuizioni di Bruner sul pensiero narrativo. In particolare lavoro dentro le organizzazioni (dalle PMI, alle grandi imprese, al mondo associativo) attraverso l’applicazione della metodologia narrativa, integrata con i modelli della Programmazione Neurolinguistica (secondo l’approccio Umanistico Integrato) e dell’Analisi Transazionale.

Questo significa basare il proprio intervento su alcuni elementi chiave:

  1. Le persone hanno in sé le risorse necessarie per fare e raggiungere ciò che desiderano realisticamente (anche se questo non è vero sempre lo è quasi sempre). In altre parole le persone conoscono già i modi adeguati, o meglio le soluzioni, per risolvere i loro problemi.
  2. Ogni persona aspira a reperire un senso ed un significato nella propria esistenza.
  3. L’idea che sia più importante centrarsi sulla costruzione delle soluzioni piuttosto che andare alla ricerca delle cause di un problema (pur non trascurando, in forma narrativa, questo processo). Le cause, qualsiasi esse siano, sono comunque dei “costrutti narrativi” (Milner, O’Byrne, 2004), come qualsiasi altro, né più né meno.
  4. L’idea che la vita sia un continuo progetto narrativo e collaborativo, prodotto da un coro di voci (una narrazione plurale), all’interno del quale ognuno si trova, tentando di tessere in una unità necessaria i suoi vari io.
  5. L’idea che nella relazione duale con un soggetto (ma anche nella relazione con un gruppo) sia importante sottolineare gli aspetti positivi, assertivi, “felici”.
  6. L’idea che il contesto storico, sociale ed economico dell’occidente, in particolar modo nei grandi centri urbani, costituisca oggi, più di ieri, una forza contraria alla costruzione di una identità stabile.
  7. L’idea che l’ascolto sia l’unica pratica che riconosce legittimità all’altro che è in relazione con me, con tutte le sue diverse e contraddittorie istanze; che sia l’unica via per costruire assieme uno spazio di contrattazione, di bilancio e, infine, di progettazione.
  8. L’interpretazione narrativa della realtà e di se stessi è lo strumento attraverso cui la realtà diviene umana, e noi stessi diventiamo realmente noi stessi: narrando aumentiamo la nostra comprensione reciproca.

(la foto di questa pagina è di un grande amico e mentore, Ermanno Ceccotti, il cui sguardo innamorato sulle Alpi e sulla mia terra è fonte di ispirazione)